Duchessa Extra al GPI Mini 2010 Stampa

 

Duchessa Extra al GPI Mini 2010

Due anni dopo si ritorna a fare il GP.. che emozione riportare la barca allo yci. A pochi giorni dal via duchesse ci attende a Genova mentre noi sbrighiamo gli ultimi preparativi. Grande novità quest'anno: non la solita cambusa sovrabbondante e sufficiente per 3 giri del mondo ma una più limitata e divisa in vari sacchetti una per ogni giorno e dentro ogni sacchetto almeno un paio di "leccornie quotidiane": scommettiamo che il primo giorno apro tutti i sacchetti per mangiarmi tutte le cioccolate? Ecco Duchessa Extra ai pontili dello YCI e i preparativi per la cambusa:

 

 

Partiamo sabato 17 a mezzogiorno, cielo coperto, prevista pioggia e vento portante da nord ovest in rotazione a nord est intorno ai 15 nodi.
Buona partenza, giriamo la meda di Sturla e poggiamo verso Capraia; un paio di strambate e decidiamo di scendere mure a sinistra per rientrare in rotta con la rotazione a nord est: la flotta si divide in due gruppi, chi sta più a ovest e chi come noi ad est.
Ore 19: prima comunicazione radio delle posizioni alla barca appoggio… subito dopo ci prepariamo una cena calda per tirarci su di morale, il gruppo a ovest ha avuto più vento e anche nel nostro gruppetto con il calo di vento stiamo a poco a poco scivolando in fondo.3
Ore 20,31 circa, allucinazioni da sonno: mi sembra di vedere una nave aliena che si avvicina fino a tranciarmi una volante: per mettere in sicurezza l’albero accosto, viro e abbatto (con una mano sola, con l’altra mangiavo un krumiro). Le imprecazioni di Stefano per avergli fatto rovesciare la polenta mi riportano alla realtà: nessun alieno e nessuna volante tranciata, mi rimetto in rotta.

 


Notte umidiccia con un po’ di pioggia e il nord est che si farà attendere un bel po’; alle 7 del mattino al secondo contatto radio scopriamo che la nostra posizione è pressoché invariata e continuiamo l’avvicinamento a Capraia in compagnia del tip top di Gesi e Vettorato, dello zero di Davide e del pogo 1 dei due simpatici fratelli di Roma. Al pomeriggio, sotto un bel sole passiamo tra Elba e Capraia, il vento cala un po’ e gli altri compagni di viaggio allungano ma restano comunque a vista, ci divertiamo e l’umore è buonto, ancora cena calda e poi arriva la notte e con lei la prima bellissima rimonta.
Siamo in poppa con randa e spinnaker e il vento a poco a poco sale, Duchessa inizia a correre e poi a volare: le planate a 10, 11 e punte a 12 nodi diventano sempre più frequenti, raggiungiamo e stacchiamo un paio di barche, poi il vento cala e muore. Troviamo il refolo giusto e strambiamo per allontanarci dalla Corsica lasciando un altro paio di mini a ciondolare nella piatta. Alle 6 inizia il mio turno di riposo di due ore, interrotto però alle 7 dalle comunicazioni alla giuria, sarà il primo di tre magnifici risvegli: mi alzo, “bevo” dalla bottiglia dell’ottimo muesli, mi spremo in bocca il latte condensato e bevo un po’ d’acqua, segno la nostra posizione e prendo il blocco per prendere nota di quella degli altri, mi affaccio al tambucio e mi trovo di fronte a uno Stefano che non sta più nella pelle:
“Nicola!! 1…2…3…4..” conta i mini intorno a noi indicandomeli con un dito “5…6….là sono due 7e8…9…10…11…..12”. Circa 25 partenti, uni ritirato, due molto indietro e 12 a vista, siamo in lotta per entrare nei primi dieci, ben oltre le nostre aspettative.

Altra bella giornata di sole, ci avviciniamo alle bocche con un Sud Ovest dapprima leggero che poi nelle bocche ovviamente rinforza e gira prima a ovest e poi nord ovest. Voliamo davanti all’arcipelago con ballast carichi, randa e genoa prima e randa e frullone poi, tenendo dietro i soliti Simone Gesi e Maurizio Vettorato; passiamo larghi da Tavolara e poi giù verso La Caletta.
Il vento fa un po’ di bizze e poi si alza deciso da sud obbligandoci a bolinare: giriamo la boa dodicesimi dietro a Simone e iniziamo a risalire verso Giannutri. Sarà un’altra notte con una magnifica galoppata sotto randa e genoa e alla mattina ci ritroveremo a contare i mini intorno a noi. Dalle comunicazioni alla barca giuria capiamo di aver salito un altro gradino: ora siamo un gruppetto di sette barche che lottano tra la quinta e la dodicesima posizione mentre le prime quattro sembrano ben salde nelle mani dei due proto di Caracci e Le Dirason e dei serie di Pendibene e Renella.

Altra giornata di sole, vento da nord-nord est che ci regalerebbe un bordo ottimo verso Giannutri ma per un paio di ore nessuno ha il coraggio di virare e perdere di vista gli altri, oltretutto annunciano un nord ovest (che mai entrerà) per cui in gruppo teniamo un bordo mure a dritta verso nord… alla fine viriamo tutti nel giro di venti minuti e in poco tempo il vento ci regala anche qualche grado e ci mette in rotta.
Arriviamo all’isola di sera e il vento cala, abbiamo vele molto vecchie e ad ogni calo perdiamo il contatto col gruppo, poi arriva la piatta totale e la foschia e rimaniamo soli a ciondolare per un po’: aprofittiamo del vento leggero e della calma per una riparazione al frullone e per farci un purè accompagnato da salsiccia di cinghiale e dopo un piacevole incontro con Pantuso e Parrocchetti sulla barca appoggio Gandalf ripartiamo con una bella termica da terra. Randa, genoa ballast e anche qualche ora di pilota e alla mattina alle sette solita interruzione del turno di riposo ma questa mattina Stefano non fa la conta ma è molto più esplicito:
“Nicola, vuoi vedere una barca rossa? Guarda a poppa” Per la prima volta dietro di noi l’altro te salt Adrenalina degli amici-rivali Andrea-Tommaso e per la prima volta siamo temporaneamente sul podio dei proto e probabilmente nelle prime 5-7 posizioni in assoluto, il super calin di Renella è riassorbito nel gruppo e ora siamo in otto a lottare tra la quarta e la dodicesima posizione.

L’Elba è a poche miglia da noi, il vento è leggerissimo per alcune ore e tutti, o quasi, ci staccano ancora; usciamo dal canale di Piombino piano piano con spi, poi al di là dell’Elba ci aspetta un leggero vento da ONO: cerchiamo di limitare i danni con il frullone al posto del genoa guadagnando qualcosa in velocità ma perdendo qualcosa in angolo, si va avanti così tutto il giorno. Siamo i più a est della flotta, non abbiamo contatto visivo con gli altri e la cosa non ci piace affatto, ci consoliamo sperando di trovare una termica notturna o di prendere prima degli altri il sud est previsto per la notte; di sera un po’ di piatta e poi si alza leggero leggero il sud est atteso, a mezzanotte finalmente le stelle scompaiono sotto le nubi e lo scirocco prende vigore, iniziamo ad andare bene e prima dell’alba ricominciamo a planare frequentemente sopra ai dieci nodi.


Abbiamo problemi alla radio e alla mattina non riusciamo a sentire le posizioni degli altri, continuiamo a correre verso la meda di Genova Sturla senza sapere se siamo quinti o ventesimi, semplicemente corriamo e ci divertiamo accompagnati per un lungo tratto da un branco di delfini; davanti a punta Mesco strambiamo per non finire troppo in costa e poi ristrambiamo verso Sturla. Sentiamo a quel punto alcune barche davanti a noi che iniziano a comunicare il loro arrivo alla giuria e capiamo di essere tra la decima e la quindicesima posizione. Passiamo la boa di Sturla poco dopo Gesi e nelle ultime due miglia proviamo a impensierirli: entriamo in porto sfruttando le raffiche per le ultime planate, poi giù lo spi, giù la randa e ci attacchiamo al gommone che ci porta in banchina… non riusciamo a trattenere la curiosità e chiediamo a loro se sanno quante barche sono arrivate
“mah, una decina, forse quindici”
Ormeggiamo e contiamo le barche in banchina… pfiuuuu undici e noi dodicesimi a confermare la posizione del passaggio in Sardegna; sistemiamo la barca e poi tutti a strafogarci di cibo.

 

come ha detto il gruista: "in fondo per voi la regata non è niente, il brutto viene dopo"

Barca schigliata senza tanti problemi. ho messo insieme un po' di istruzioni:
Felci diceva di svitare appena i perni con barca ancora in acqua e chiglia si sarebbe mollata;
Ettore mi consigliava di prendere un perno da avvitare nel foro centrale che serve per spingere via la chiglia.

io, con un po' di apprensione il giorno prima dell'alaggio le ho fatte entrambe:
ho allentato i perni di un paio di giri ma la chiglia è rimasta lì.... martellato un po' i perni ma niente, fatto dondolare la barca ma niente.. sono andato a comprare un perno del sedici, avvitato nel foro centrale di spinta, lasciato riposare, avvitato, lasciato riposare e poi ... ploooop. la chiglia si è mossa. tolto il perno centrale e stretto gli altri due. il giorno dopo la chiglia (con la barca sul carrello) è venuta via bene.

durante la giornata ci sono state varie vicissitudini:
disalberiamo e mentre appoggiano l'albero scivola la cinghia che lo tiene e .. non l'ho visto arrivare, ho sentito il "vento" a un palmo dalla mia testa.. per fortuna non ha sbattuto nè in terra nè sulla testa;

poi il gruista che mi chiede di spostare la cinghia mentre risolleva per la barca dal carrello e senza nè guardare nè dire niente ricomincia a sollevare e mentre sento che la mano rimane tra barca e cinghia faccio appena intempo a tirarla via.

poi la barca è finalmente appoggiata piatta sull'invaso basculante, la cinghiamo, solleviamo la barca in modo da far basculare l'invaso e mentre mentre cerco di mettere un puntello per bloccarlo un colpo di vento me la ributta addosso, un po' di graffi ma niente di rotto nè per me nè per la barca/carrello. però l'invaso scendendo è finito fuori dalla sua sede.. risolleviamo la barca, mettiamo a mano l'invaso a posto e di nuovo la barca sopra. cinghiamo di nuovo, ribasculiamo e mettiamo (con un bel po' di fatica, martellate e aiuto del muletto i perni e i puntelli che lo bloccano)

poi sopra mettiamo l'albero (ovviamente durante il disalberamento si è rotta l'antenna ma è stata una fortuna perchè dentro era tutta ossidata) e andiamo a mangiare una pizza con l'idea di partire col buio.
rientriamo in cantiere, attacchiamo la macchina al carrello e colleghiamo le luc..colleghiamo le luc... merda, la macchina di Stefano ha una presa a 7 poli il carrello di Franz ha la spina nuova a 11. ovviamente sono le 21,30 di sabato sera...giriamo 2-3 autogrill di persona/telefono con esito negativo e poi andiamo a casa mia a Spezia per rovistare nel fondo perchè mi ricordavo di un problema simile già vissuto. Ovviamente non trovo niente, andiamo a dormire e al risveglio scopro che in realtà il riduttore è già attaccato alla macchina di mia mamma ma fa il contrario di quello che serve a noi (da 11 poli a 7).
sono le 9 di domenica mattina, trasporto rinviato a sabato prossimo, faccio un ultimo tentativo: chiamo due rivenditori di roulotte, uno dei due è aperto e ha proprio l'ultimo adattatore.
si parte per Sarzana, arriviamo: ci mette sul banco una spina palesemente usata e cerca il prezzo.
so già che mi chiederà prezzo pieno per un pezzo usato e mentre lui cerca su catalogo e listino il prezzo mi chiedo:
"cosa faccio, discuto e rischio che si incazzi e non mi venda il pezzo o sto zitto, pago e porto la barca a casa?"

sarà la stanchezza o sarà che invecchiando si diventa saggi ma scelgo la seconda e paghiamo al bandito 20 euro per la spina ("20 euro, sarebbero 18,50 ma non ho il resto.. ti viene un euro" mentre con la mano fa segno come a dire che ovviamente non l'avremo mai visto quell'euro) ripartiamo felicissimi per genova con il nostro adattatore. Arriviamo, attacchiamo la barca e via verso la brianza.
ovviamente non poteva essere facilissimo. c'è la fiera del paese davanti a casa di Stefano, macchine, transenne e non si riesce a entrare nel giardino, la parcheggiamo per strada e lun alle 7 di lun mattina torniamo a prenderla.
ovviamente lun oltre alla fiera c'è anche il mercato, per cui c'è un furgone parcheggiato proprio dove dobbiamo passare noi... vado nel mercato a cercare il proprietario del berlingo targato xxnnnxx e incredibile la botta di culo al primo tentativo:
"non è mio ma è di quel ragazzo che vende formaggi"
il ragazzo gentilissimo smette di lavorare, sposta il berlingo e noi passiamo.
ora la barca è al sicuro in attesa di qualche lavoretto

 
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