Duchessa Extra - L'avventura del Fastnet PDF Stampa E-mail
Scritto da CdR   

L'avventura del Fastnet inizia a Lissone la settimana prima della regata: è sabato, la barca è sul carrello e Stefano ed io stiamo per partire per i 1700 chilometri che ci separano da Douarnenez.
A salutarci, oltre a un bel sole che avremo modo per rimpiangere, ci sono Laura, Luisa e Lucia che ciacolano e se la ridono.
Il viaggio è lento ma piacevole e tranquillo: chiacchieriamo, dormiamo un po' a turno, facciamo alcune soste e i chilometri passano.
Domenica sera siamo a Douarnenez, un po' stanchi... Stefano è davvero esaltato, io un po' meno; siamo nel piazzale da dove una piccola gru domani varerà Duchessa Extra, c'è bassa marea, e lì quando è bassa è davvero bassa: il piazzale è quassù e l'acqua è laggiù e domattina sospesa tra il quassù e il laggiù ci sarà Duchessa... meglio non pensarci e andare a dormire.

In realtà il varo sarà una passeggiata, e nei giorni successivi avremo tempo di preparare la barca, fare i controlli di stazza e completare la cambusa. Dopo cinque giorni di pioggia finalmente al sabato spunta il sole e si esce in mare per il prologo in una giornata fantastica.
Un paio di ore nella baia di Douarnenez in mezzo ad altri 70 mini sono più che sufficienti per riportare l'umore alle stelle anche se il test ci fa capire che di bolina siamo indiscutibilmente i più lenti della flotta mentre in poppa riusciamo a toglierci qualche soddisfazione e a colmare il distacco e superare qualcuno. Rientriamo in porto felici malgrado le previsioni parlino di 5-6 giorni di vento da nord che in poche parole vuol dire che sarà bolina sino al Fastnet.
Domenica 14 giugno, giorno della partenza.:
Ore 8,00 ultimo breafing meteo: le previsione per i 5 giorni successivi prevedono venti da nord prima deboli, poi forti e poi forti con temporali, poi di nuovo deboli, poi di nuovo temporali e poi 10-15 nodi per tutto il ritorno.
Ore 10,00 iniziano a trainare le barche fuori dal porto.... Circa 70 mini stipati in doppia e tripla fila, noi siamo incastrati tra molte barche, riusciamo ad uscire solo verso mezzogiorno.
Ore 13,00 partenza: inizia la corsa verso il canale di Four, circa 25-30 miglia più a nord per presentarsi in orario all'appuntamento con la corrente. Noi e altri due equipaggi ci arriviamo in ritardo, gli altri 70 passano: i primi probabilmente senza quasi sentire la corrente, gli ultimi, con meno di venti minuti di vantaggio rispetto a noi, soffrono un po' ma li vediamo sparire all'orizzonte mentre noi rimaniamo lì a giocare sul tapis roulant tra La Conquet e la Grande Vinotiere.
La delusione dura dodici minuti, giusto il tempo di cottura dei tortellini.

Cala la corrente, ripartiamo e verso mezzantotte entriamo nella Manica con un bordo di bolina molto buono, poi il vento ci gira sul naso e rinforza, arriva la pioggia, il mare si ingrossa un bel po' e noi passiamo una trentina di ore a tirare bordi verso Wolf Rock: fa freddo e siamo bagnati di acqua e umidità che condensa sotto le cerate, in barca tutto quello che non si è bagnato direttamente è fradicio di condensa, non c'è un centimetro quadrato che non sia imperlato di gocce d'acqua che colano formano piccoli stagni e bagnano tutto. Poi si aggiunge l'acqua che passa dall'albero, quella che entra quando entriamo e usciamo al cambio del turno, quella che abbiamo portato dentro col cambio di le vele.
Mi vengono in mente le parole di Andrea che commentanto la guida mini che impone che tutto, albero, tambuccio, vhf etc, sia stagno disse: “su un mini il termine stagno ha senso solo per indicare le pozze che trovi all'interno della barca”... grande Andrea che mi fai sorridere in mezzo alla Manica...
A ogni cambio turno mi sporgo fuori bordo, pasturo un po' e mi metto al timone; risaliamo verso Wolf Rock soffrendo un po', trascurando un po' le correnti che per questa volta ci graziano e cercando la rotazione a NE che finalmente arriva: viriamo e ci ritroviamo quasi in rotta perfetta!

Smette di piovere, il vento si calma quello che basta per farci correre felici e asciutti e le miglia iniziano a scendere più veloci; martedi mattina passiamo Wolf Rock col buio e il battello fanale Seven Stone con la luce e finalmente abbiamo la prua sul Fastnet e corriamo a sette nodi.
Arriva addirittura il sole e ne approfittiamo per asciugare ossa e vestiti; poi il vento cala ancora e la velocità pure; rompiamo la drizza in testa: via il frullone e su il genoa. Continuiamo l'avvicinamento al Fastnet con un vento sempre più leggero:è mercoledì, siamo in regata da tre giorni, da due non abbiamo più nessun mini in vista e iniziamo a temere di finire fuori tempo massimo.

Mercoledì pomeriggio, siamo a venti miglia dal Fastnet, poi a quindici miglia dal Fastnet, poi a dod... opppporcavacca, il vento gira un po' e poi ancora un po' ed ora è perfetto sul naso e ci tocca tirare bordi di bolina; giriamo lo scoglio alle 21 in silenzio e con le chiappe strette per la corrente che sembra volerci risucchiare e che per due volte ci obbliga a virare per allontanarci.
Ma alle 21 è fatta, il Fastnet è girato, poggiamo e finalmente dopo tre giorni issiamo lo spi. Iniziamo una discesa di due giorni in mare aperto, quasi sempre sotto spi e quasi sempre sotto al sole; il vento sempre da nord est oscilla tra i 10 e i 15 nodi concedendoci una discesa piacevole e veloce, senza stress se non per la solita preoccupazione del tempo massimo. Timoniamo, dormiamo, scambiamo poche chiacchiere al cambio del turno, e all'una di notte i tortellini in brodo diventano un rito irrinunciabile.
Passiamo le solite file di navi nelle rail, passiamo Ouvessant, le Pierres Vertes e le Pierres Neires e iniziamo l'avvicinamento alla baia di Douarnenez; un ultimo turno in cuccetta a testa non tanto per riposare ma per lasciare il compagno fuori in pozzetto a godersi da solo le emozioni della fine dell'avventura e finalmente ci buttiamo dentro la baia di Douarnenez.
A dieci miglia dall'arrivo dopo quasi cinque giorni rivediamo un mini, è il 419 di un simpaticissimo cino-brasiliano che taglia il traguardo tre quarti d'ora prima di noi.

Noi chiudiamo alle 20 circa, con un buon margine sul tempo massimo e con un discreto margine sull'orario di chiusura della Creperia del porto; siamo gli ultimi e ad attenderci fuori dal porto c'è un gommone per il traino, in banchina ci sono il presidente del circolo e alcuni membri del comitato organizzatore che ci portano una bottiglia di champagne, al circolo ci servono una doppia porzione di pasta al forno e una fetta di torta... insomma "sembra quasi che abbiamo vinto noi" per cui andiamo di corsa a festeggiare in creperia.

 

 

Dal sito di Stefano Paltrinieri

MINI FASTNET 2010

Credo che il Mini Fastnet sia l'unica regata per cui valga la pena di spendere qualche riga solo per descriverne i giorni di vigilia.

é la terza edizione a cui partecipo ed ho già di sicuro raccontato questi particolari.Spero di non tediarvi con le ripetizioni ma mi è impossibile non sottolineare la splendida unicità di quell'atmosfera,tale da giustificare un viaggio di quasi 30 ore ed una logistica impegnativa e costosa ,solo per essere lì.
I tetti neri delle case ,la calma surreale per noi mediterranei che avvolge il paese,il ciclico variare delle maree che rende il passaggio sui ponti delle banchine o una passeggiata o un'impervia arrampicata,la funzionalità del circolo e la gentilezza dei volontari che sono il vero motore della manifestazione.....sono tutti ingredienti di una pietanza dai sapori forti ed unici...da provare!
 
Io e Nicola ce la siamo presa comoda.Approfittando di una oculata scelta dei giorni di ferie siamo riusciti a partire addiritura il sabato prima,così che già da lunedì mattina Duchessa Extra fa bella mostra di sè ,pavoneggiandosi tra i mostri ed i mostriciattoli che hanno appena finito il MAP e riempiono già il porto di Treboul.
Se da una parte questo ci consentirà di arrivare al giorno della partenza belli riposati,dall'altra prolungherà un pò l'agonia di una vigilia che non può non essere carica di tensione,data l'importanza del percorso e la fama che lo precede.
Il tempo ce la mette tutta per rendere quanto più nordica possibile la nostra permanenza.Cielo grigio ,scrosci frequenti,la notte con due piumoni ed il berretto calcato sulla fronte...abbiamo voluto la bicicletta ?Ed ora pedalare!
Dobbiamo ricorrere ad uno sforzo di volontà per tirarci giù dal letto e sciropparci una mezz'ora di allenamento atletico,ma ci riusciamo sempre...
Non ci sfugge che ogni giorno due pulman scodellano decine di mocciosi vocianti che ,dopo una vestizione immagino quanto incasinata....si imbarcano su optimist,catamarani e surf(!) per scorazzare su di quel mare nero e gelido all'aspetto!Guardo I giovani Rogues,Norman ,Beaudard e non dubito che un decina di anni fa tra quei mocciosi c'erano anche loro.Che scuola e che cultura specifica!
Passano gli anni!Riconosco parecchi numeri velici di cui conosco non solo il proprietario precedente,ma addiritura quello prima ancora!Forse è tempo che mi faccia da parte.....
 
Fino a giovedì le banchine sono tranquille.Quasi tutti hanno concluso ,come detto,il MAP ed il Club ha avuto la bella idea di evitare a tutti loro la reiterazione dei controlli di sicurezza,pertanto non si respira ancora la consueta frenesia pre gara....ma dal giovedì pomeriggio...
Ormai il Mini Fastnet è rimasta l'unica prova lunga in doppio del calendario del nordo,un pò come da noi il GPI.Il suo richiamo risulta dunque irresisitibile per il "milieu"650 d'oltralpe,al di là dell'importanza intrinseca della regata e del fatto che si tratti della 25 edizione.
Vincitori e protagonisti delle ultime edizioni della Mini -Transat girano a decine tra le barche ,chi come co-skipper .chi come preparatore ,chi come curioso.
Le Blevech,De Laureyssens,Sineau,Maslard,Cospern,Brasseur,Ryou ,i nostri Apolloni e Klein e potrei continuare per mezz'ora...Tutti naturalmete a parlare di Mini ed a scambiarsi valutazioni ,pareri ,novità,in un cocktail fantastico dall'altissima densità pedagogica.Che invidia!
Qualcuno mi domanda di Di Benedetto,dimostrandosi assai competente sulla vicenda e facendo quasi i complimenti a me ,in quanto suo connazionale.Capita l'antifona?
 
Grazie alla precisione di Nicola i controlli filano lisci come l'olio ed incassiamo i complimenti della commissione,Altro che "les italiennes"!
 
Le sere le trascorriamo nel tranquillissimo(figurarsi!)casotto del campeggio a segnarci frequenze di fari,Waypoint e ,soprattutto ,le correnti.Che rituale bello ed indimenticabile.....
 
Prima scoperta.Ero sempre vissuto nella certezza che al Mini Fastnet,per ragioni di sicurezza,la data di partenza venisse fissata
in funzione del coefficiente di marea,scelto tra quelli bassi,e l'ora in funzione di un passaggio del Four,a 26 miglia dal via,immaginato in favore ,o quasi ,di corrente.
Palle! Il Bloch Marine ci spara sui denti un 91 di coefficiente,che di certo basso non è,con un massimo teorico a 120.
Ma il peggio deve ancora venire: si parte alle 13 e verifichiamo che già alle 18 .50 la marea comincerà a "remare"contro,con un culmine dalle 20 di CINQUE nodi di flusso contrario!
Sicchè abbiamo solo 5-6 ore di tempo per colmare la distanza....ed il meteo?Ci cadono le braccia:saranno Nord o NW,quindi di riffe o di raffa ci sarà da bordeggiare,con bordi più o meno favorevoli ma da bordeggiare.Dal momento di quella scoperta l'umore cambierà nel nostro alloggio ed i silenzi pensierosi si dilateranno a dismisura.
 
Il GPI,col suo bel risultato, ci aveva esaltato e viziato un pò.Il particolare su cui abbiamo poi riflettuto è che là su 540 miglia se ne erano coperte 520 alle portanti,condizioni evidentementi favorevoli al Te Salt.
Qui è tutta un'altra storia ed il prologo del sabato conferma i nostri timori.
Si tratta di un bastone di due giri e se nei lati in poppa dobbiamo quasi farci largo a sportellate per passare,le due boline ci lasciano poche speranze:ci vanno via tutti ,chi da far paura ,chi centellinendo il vantaggio,ma ci vanno via.
Porca miseria ,Nico,vuoi vedere che al Four rimaniamo i soli fessi con la corrente contraria,mentre gli altri sono già dallaltra parte?Parole profetiche!
 
E si parte!Siamo grati ad Alessandra che ci ha consentito ,col suo lavoro indefesso,di trovarci in questa invidiabile situazione e ci riproponiamo di tenere duro ad ogni costo,anche se rimarremo soli,correndo anche a cronometro al massimo delle possibilità nostre e della barca,senza condizionamenti negativi ma consci di stare per vivere una avventura comunque unica e meravigliosa.
 
Il vento si stabilizza su O-No,da 15-18 nodi.L'uscita dal golfo di Douarnenez è lunga 10 miglia, che copriamo di bordeggio serrato lungo la costa meridionale dello stesso.
Siamo in gara ma non ci sfugge la bellezza selvaggia e particolarissima, per noi meridionali,del loco.Che splendore!
Il gruppo si allunga ma riusciamo a rimanere attaccati con lo spago ai filamenti del plotone.Il Super Calin,il Pogo 1,alcuni P2 ,D2 e Ginto di acquisto recente,l'avveniristico 765 di Remy,si connotano come i nostri avversari naturali.
Lavorando di ballast riusciamo a tenerli nel mirino mentre molti di loro devono già fraseggiare coi terzaroli o gli olimpici.
Sono gli ultimi del gruppo,qualche barca loro gemella è già di molto avanti,ma su qualcuno ho contato 5 cambi di vela di prua in 10 miglia...tanto per dare l'idea del livello medio dei concorrenti e della loro determinazione.
Doppiata la meda di Basse Veille viriamo e scopriamo con piacere che il bordo successivo ci porta quasi in diretta sulla punta di St Matthieu,porta del Four.
Pesi ben sopravvento,ballast da scoppiare,gambe fuori.....inizia un angosciante conto alla rovescia,con l'occhio che dardeggia senza requie dal log ,al GPS ,all'orologio ,alle tavole di marea.
Ce la faremo?Il bollettino prevede per di più temporali forti nella nottata,con faffiche sui 35 nodi e l'ultima cosa che vorremmo sarebbe di subirli in acque ristrette.
Come rimpiangiamo il Med,bello e liscio senza sto casino delle correnti...naturalmete non immaginavamo che i nostri amici della Hexis nelle stesse ore non la pensavano allo stesso modo,in preda al Mistal incazzato......
 
Non ce l'abbiamo fatta.Alle 20 affianchiamo una St Matthieu che un primo groppo ha reso di un grigio -verde spettrale da fare paura.
Al diradarsi della foschia scorgiamo 10,15 vele a prua ,improvvisamente fattesi più grosse ,quasi raggiunte.
Dovremmo gioirne ma ce ne guardiamo bene:è una illusione diabolica.Il fatto è che sono più avanti di noi e sentono già il flusso contario,ora più forte per loro.
Tra poco toccherà noi passarci e ce lo ritroveremo ben più forte sul naso.
Abbiamo letto bene le tavole e ci è parso che dopo la punta di Le Coquet,all'altezza di Corsen,il golfo offra correnti assai più maneggevoli.
Il problema è arrivarci!Sono solo un paio di miglia...ma si riveleranno lunghe come la fame.
Siamo di bolina larga,il vento non scende mai sotto i 15 nodi,il mare è un'olio,più forte di 5-5,5-6 non si può andare su di un mini.....ma se guardiamo la costa e le mede...non siamo fermi ,tanto da buttare l'ancora ma poco ci manca!
Ricordo il 2009 con Andrea Rossi che faceva le foto al GPS per immortalare gli OTTO nodi di VMG e mi chiedevo cosa sarebbe successo se l'avessimo presa per il verso sbagliato...ed ora ci ero proprio in mezzo,coi nostri 0,2-0,3 di avanzamento sul fondo!
Proprio vero che nella vita occorre provarle tutte.
Le vele davanti sfumano e scompaiono una ad una dietro Corsen.Non è ancora la solitudine assoluta ma le assomiglia molto.
Al tramonto,che qui significa quasi mezzanotte,ne siamo fuori.Sfioriamo la meda di Valbelle ,che sancisce l'uscita dal Four,a 4 nodi di finalmente reale VMG.
Intorno ancora qualche luce di via,il cielo,per fortuna ,è ancora sgombro.Dai questa è fatta !
Ed ora la seconda tappa.la Manica con la prua su Wolf Rock....ma ancora per poco!
 

Si è mai visto che in Atlantico vengano sbagliate clamorosamente le previsioni meteo?
Dai… non è possibile!
Questo è quello che mi girava per la testa all'alba di Lunedì. Ricordavo il gelo che era sceso al briefing quando il metereologo ufficiale aveva previsto N-NW 25-30 con raffiche a 35 per la nottata in questione ed i musi lunghi che ne erano conseguiti.
Ora la notte era bella avanzata ed il cielo ancora pulito da nubi... ma non eravamo tranquilli su Duchessa Extra.
Per intanto stavamo soffrendo per quello che, davvero, incarnava perfettamente il senso di "mare incrociato".Cinque giorni di NE 5-7, uno di O-NW 4-5, ora NW 4 in aumento... capirete che musica in una Manica per di più arricciata da una corrente che a quell'ora doveva configurarsi come "controvento".
Non siamo professionisti della vela, ci alleniamo al lago e facciamo fatica a totalizzare più di dieci giorni di regata all'anno, sicchè quando trovi simili condizioni le affronti aggrappandoti ai ricordi ed all'esperienza, comunque diluita in anni di navigazione rarefatta... insomma è dura!
Finchè la prua era puntata su Wolf il gioco era comunque malleabile ma... con la rotazione a NW deciso non ci si poteva più nascondere dietro un dito: bolina sarebbe dovuta essere e bolina con bordeggio ci stava toccando e ci avrebbe accompagnato per quasi 100 miglia.
La prova che Dio esiste non si trova nelle lambiccate ipotesi dei saggi medioevali ma su tali campi di regata.
Avete in mente che fatica fanno le giurie a posizionare decentemente un bastone di un miglio con due boette? Quale forza sovrumana, se non una divina, potrebbe posizionare una roccia con un faro lontana lontana giusto giusto nel letto di un vento Atlantico impetuoso, se non una forza divina in vene di dispetti?


Ormai è chiaro e ci siamo posizionati mura a destra. Monta, monta, si vedono le prime strisce di schiuma disegnate sul mare increspato ed è evidente che la configurazione genoa ed una mano alla randa è sovrabbondante.
Ricordo nel 2009 sul Ginto di Rossi. Ai primi colpetti oltre i 25 avevamo organizzato un cambio di vela di prua con tutti i crismi, ingarrocciando il fiocco sotto il genoa da ammainare, mentre ancora questo portava.
Sarà un anno in più sul groppone, sarà l'antisdrucciolo un pò liso, sarà che mena di più, sarà, sarà... ma non ci pensiamo un attimo a fare i puristi della manovra.
Si poggia un pò lascando randa per diminuire vento apparente e sbandamento e… si ammaina alla grande la velona di prua, la si porta in cabina tra uno spruzzo e l'altro e si arma, con grande difficoltà, l'olimpico
Mi sento un pò come Mr. Bean, con la vela che si dipana più volte in acqua, o che mi sfugge in alto, lungo lo strallo, issata dal vento, o quando scivolo in acqua con tutta una gamba, ripetutamente, slittando fin sotto le draglie... miseria se è dura e come si vede che manchiamo di questo esercizio specifico.
Benedico mille volte le ore passate in palestra che mi consentono di uscirne, comunque, senza danni a me ed alla barca e, appena finito, mi dedico alla riduzione della randa alla seconda mano.
I tempi di recupero sono ottimi e torno alla barra fradicio ma lucido e soddisfatto dal fatto che Duchessa ha gradito i nostri sforzi e scivola ben equilibrata e morbida al timone.
Non cambieremo più assetto per quasi 24 ore.

Caprera '76, 500x2 '82, Mini Max '97, Corsicax2 2006... no, non sono da giocare al lotto ma sono le volte in cui sono stato male in barca da quando navigo... ed ora ci stampiamo un bel Fastnet 2010!
Considerato il cocktail di umido estremo, tensione nervosa per il passaggio della Rail, sforzo fisico e impossibilità ad alimentarsi adeguatamente era inevitabile. Nicola è nelle stesse condizioni ma non ci facciamo mai sopraffarre dal disagio, continuando ad inanellare turni e virate, lunghe, difficili e faticose per la presenza dei ballast, con regolarità ed efficienza.
Chiaro che il disegno tattico che avevamo in mente e cioe' di calibrare i bordi sul cambio delle correnti va a farsi benedire. Nessuno se la sente di provare a prendere le tavole ed a ragionarci in quella centrifuga e siamo alla gestione minimalista della navigazione.

Dalla radio intuiamo però che il tenore di vita non deve essere migliore sulle altre barche. Anche gli equipaggi Francesi, sempre tutti pronti a "Tout trés bien à bord" o "nickel" a profusione se la passano a colpi di TPS, ed i ritiri si susseguono in buon numero.
Frangente su frangente,picchiata su picchiata, virata su virata, il waypoint si avvicina dolorosamente sempre più. E' notte ormai quando decidiamo con tempismo di ridare tela, scorgendo, sempre perfettamente allineato al vento (e figurarsi!) Wolf Rock, ormai solo più ad una decina di miglia.
Sono le quattro di mattina quando, finalmente, possiamo lascare un pò le scotte. Il mare si è di molto calmato, i fari della Cornovaglia occhieggiano sulla destra ed i nostri stomaci possono riprendere un minimo di attività. Insomma... un'altra vita!
Allora non lo sapevamo ma l'analisi del tracking ci avrebbe successivamente confermato la nostra ottima difesa in quelle condizioni.
In vista non c'era nessuno ma un buon gruppo di barche navigava veramente a sole poche miglia davanti. In pratica non avevamo perso nulla se non quello che ci avevano inflitto nel Four.



Il tratto dalla Cornovaglia al Fastnet faccio fatica a metterlo a fuoco ed a ricordarlo per tanto che è stato tranquillo, monocorde e piacevole con la sua atmosfera veramente ed incredibilmente Mediterranea.
Sole, cielo e mare azzurri, ariette dai 5 ai 10 nodi, sempre ben larghe... la perfezione... se non per il fatto che, dopo non più di una decina di miglia di esaltante utilizzo, il frullone ci è finito in acqua per la rottura della drizza in testa!
Si sapeva che non eravamo lì per fare risultato ma certo che la perdita di una vela così fondamentale per un tratto fatto apposta per lei e per di più così lungo, confinava ogni nostra residua ambizione alla conclusione della regata in tempo massimo.
Bene lo stesso. Ci consideravamo in ogni modo dei privilegiati ad essere lì e come non godere di un avvicinamento alla ROCCA in condizioni meteo tanto idilliache?
Senza il pungolo dell'agonismo e la mancanza vivificatrice della velocità adeguata i turni rischiavano di divenire un tantino sonnacchiosi.
Per fortuna la gracchiante radiolina di bordo captava Radio Cork, ove un Deejay in stato di grazia somministrava una scaletta fantastica di canzoni o rare o nuovissime.
A cinquanta miglia dal waypoint un silenzio radio, fin lì pressocchè assoluto, viene interrotto dalla "vacation" radio di coloro, e non sono pochi, che stanno già tornando indietro!
Vi risparmiamo i calcoli sul nostro ritardo, così elementari!
La nostra motivazione neppure ora schioda di un millimetro: sempre a testa bassa, dando il meglio di noi nelle due ore di turno al timone, che terminiamo sempre stanchi come dopo una mini regata in solitario.
E finalmente, sul far della sera di mercoledì, dopo un'irreale e caldissima piatta di alcune ore, il profilo del Fastnet compare all'orizzonte.
Manco a dirlo, Barbabianca mattacchione ci infligge un leggero SW che proviene proprio da lì... ma cogliamo il bello del regalo.
Nel 2005 eravamo passati col frullone con occhi solo per LUI, nel 2009, di notte, ci era parso terrorifico come l'Occhio di Sauron, nel Signore degli Anelli.
Ora la bolina ci costringeva beneficamente ad avvicinarci alla costa irlandese, godendone della vista fantastica e, forse, irripetibile.


Sono le 21 quando, dopo un paio di virate per sfuggire all'immancabile corrente contraria che ci spingeva ad un contatto quanto mai troppo ravvicinato col MITO, possiamo lascare in grande ed a rimettere prua verso il meridione, verso casa.
Che bello quel faro, che emozione! Nessun dubbio che sia valsa ancora una volta la pena di venirci a doppiarlo, anche da ultimi straultimi.

Ed è spi, spi, spi. La mancanza della drizza in testa ci obbliga ad issare il grande a sette ottavi. Tuttavia la vela non è di grande taglia e, seppur un pò troppo gonfia e ciondolosa, fa onestamente il suo dovere.
Il NE previsto si installa imperiale e solo qualche suo rinforzo che ci obbligherà a dei brevi tratti a vela bianca, ci impedirà di dire "abbiamo messo spi al Fastnet e l'abbiamo tolto all'arrivo".
Il risultato comunque non cambia e sono miglia, miglia, miglia, che si divorano veloci, turno dopo turno, come solo qui si può fare. Che bello!
Non posso non pensare che, incrociando qui con questo vento, non più di 150 anni fa, sarei forse incappato nella vista di qualche Clipper, rutilante di vele, partito in condizioni favorevoli, dai porti di Sua Maestà.
Che vibrazioni in questi posti...



Anche le cose belle passano in fretta e la nostra tirata al lasco stretto ha prodotto dei risultati anche in termini agonistici.
La coda del gruppo, che macinava avanti a noi di decine di miglia, la sentiamo arrivare quando a noi non mancano che una-due ore al taglio della linea.
Con la Beresina che si stava prospettando, siamo quasi rientrati in gioco, ridimensionandola in un "normale" distacco di poche decine di minuti.
Brava Duchessa Extra e consentitemi un bravo ai due co-skipper che non hanno perso mai il filo della concentrazione, correndo a cronometro sempre al massimo delle loro possibilità tecniche.

Nel 2005, partendo a fine regata da Douarnenez con la barca imbragata sul carrello, mi chiedevo se avesse senso che un dilettante si cimentasse in un contesto così impegnativo, confrontandosi con skipper così bravi, giovani, allenati e dotati di mezzi.
Dopo cinque anni ci sono tornato, naturalmente per pormi le stesse domande pensose... e credo che tra qualche anno ci tornerei, o ci tornerò, a pormele per l'ennesima volta.
Viva il Mini Fastnet… e… viva i Mini 650!

Stefano Paltrinieri

 
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