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A zonzo per Mallorca e dintorni - di Contender
L'EQUIPAGGIO
Cristiana. Che dire? Il mio faro. E chiunque ha navigato in una notte nera sa quale sicurezza sia quando il lampo del faro sale finalmente sopra l'orizzonte e ti accompagna mano nella mano fino a destinazione...
Lorenzo, anni 6, l'erede. Vice comandante più più più subacqueo (e se dimentico un "più" son dolori).
Alessandra. Mia sorella. Impagabile membro dell'equipaggio multiruolo: mozzo, marinaio, baby-sitter, cuoco, Mc Giver... un portento.
Delia, amica di Ale, pescatrice di infinita buona volontà ma minor fortuna... (e "en passant" medico di bordo. E naturalista e agente segreto al servizio di Sua Maest... No. Quello era un altro).
Margherita, anni 4 e mezzo, figlia di Delia e passione di Lorenzo.
Infine, io me. Tanto mi conoscete. Tranne che questa volta mi tocca l'immeritato ruolo di ski(a)pper. C'è una prima volta per tutti, no?
 
Da sinistra: Cristiana, Delia, Alessandra, Margherita, Lorenzo e lo ski(a)pper,
LA MONTATURA
Vaiche Boa. Pacioso Bavaria 42 cruiser (orrore!) 3-cabine-2-bagni-tanto-spazio-e-rollaranda... Insomma: tutto quello che serve per far godere la parte femminile dell'equipaggio e storcere il naso allo ski(a)pper (che però alla fine...).
IL TERRENO DI GIOCO
Le Isole Baleari. Partenza da Palma de Mallorca con ambizioni di spingersi fino a Ibiza e Formentera. Alla fine... vedremo.
DIARIO DI BORDO
26 giugno - Roma-Ca'n Pastilla (Palma de Mallorca), Club Nautico de San Antonio de la Playa
Sveglia a un'ora talmente indecente che preferisco nemmeno ricordarla. Del viaggio vale la pena dire solo che all'arrivo non manca nessuna delle sacche spedite. È già qualcosa. Ah... e Delia si presenta all'aeroporto con un mal di gola che le è cresciuto nella notte e qualche linea di febbre. Quando si dice sf... eh? Speriamo bene.
Si arriva finalmente a Ca'n Pastilla, una decina di chilometri a est del centro di Palma, praticamente sul prolungamento ideale e perfetto delle piste dell'aeroporto. E infatti i jet ci rombano sopra che è un piacere. Ma a parte questo, il porticciolo è mediamente carino e tranquillo, affiancato da due spiaggione Rimini-style dove spediamo subito i pupi (con zia-baby sitter) mentre lo ski(a)pper prende in consegna il mezzo.
Peter, il titolare dell'agenzia di charter, è un simpatico tedesco trapiantato a Palma da 30 anni. La barca, va detto, è tenuta e armata alla perfezione. Complimenti. Tutto è pulitissimo e in ordine e il check-in va via liscio e veloce (anche perché Peter sarà pure tedesco, ma non è per nulla teutonico). Mentre siamo sottocoperta... bonk! E la barca che vibra tutta. Voliamo fuori: il vicino d'ormeggio sopravvento (un'altra barca di Peter) ha deciso di partire. C'è un buco tra noi e lui, e appena ha mollato a prua... ci è scaduto addosso. Peter ridacchia mentre lo aiuto a spingere via la barca arrembante: "Ah, ah... gli afefo tetto ti tare motore senza paura, ma lui fare ti testa sua... ah, ah...". In qualche modo il vicino se ne và. Purtroppo lo incontreremo di nuovo...
Via all'operazione cambusa. Tre carrelli e 300 euro dopo, ci chiediamo se veramente ci mangeremo tutta 'sta roba... Mah... Comunque ormai è fatta e tocca stivarla. Il capiente bavarione ingurgita tutto senza colpo ferire.
È appena passato il tramonto e saremmo anche pronti e stivati. Ma siamo anche parecchio stanchi e si decide di restarcene tranquilli in porto e mollare gli ormeggi la mattina dopo. Il rombo degli AirBus culla la nostra prima notte a bordo.
27 giugno - San Antonio - Cala Portals - Santa Ponsa
Calma piatta. Nessun problema per uscire dall'ormeggio e dal porto. Lo ski(a)pper ringrazia. Destinazione: Cala Portals, circa 10 miglia a sud-ovest. Primo tratto a motore, poi si accende la termica che per la prima (e unica) volta soffia per un paio d'ore sui 20-22 nodi. Direzione? Sud-ovest, naturalmente. Quindi si esordisce con una bolina che rimette subito in riga mezzo equipaggio: Margherita (povera piccola) è la prima a cedere, ma anche altri sono al limite. Delia poi deve aggiungere il mal di gola che va sempre peggio. Nella prima mezz'ora è chiaro che le ambizioni di attraversare verso Ibiza e Formentera devono essere riviste.

Mettiamo subito in chiaro i ruoli: timoniere e ufficiale di rotta...

...cuciniere...
E il bavarione? Quello in compenso si comporta dignitosamente e nonostante tutto (soprattutto la randa rollabile che è anche peggio di quello che mi aspettavo) tiene i suoi onesti 45° sul reale, senza nemmeno faticare troppo. Certo, sottocoperta scricchiola un po' tutto e non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe affrontare mare solo un po' più incazzato con quella barca, ma noi mica ci dobbiamo fare chissà che...

Chi ha acceso il ventilatore?
A Dio piacendo arriviamo a Cala Portals. Ho mandato doverosamente a memoria la lezioncina e, con un occhio allo scandaglio e l'altro ai vicini, comincio a girellare a caccia di un punto su cui dare fondo.
...qui...
L'equipaggio è istruito. Giù l'ancora! Retro lenta... 3 volte il fondo di catena... lasciala stare... retro sui 1000-1500... tiene? Tiene... Ancora catena, 2 volte il fondo... lasciala stare... retro sui 2000-2500... tieni-tieni-tieni... No. Ara, la maledetta. Daccapo.
Morale: l'ancora prende al terzo tentativo e lo ski(a)pper tira il fiato. Ma per poco. Che Cala Portals è aperta a sud-ovest e i 20 nodi di termica, nel frattempo calata a 10-12, hanno sollevato una fastidiosa maretta che ci fa rollare come olandesi 'mbriachi. Basta mezz'ora e l'equipaggio minaccia un ammutinamento immediato. C'è poco da fare: su l'ancora e via di lì, verso Santa Ponsa, qualche miglio più in là, doppiando Punta de Cala Figueira.
Dall'altra parte è tutto tranquillo. L'ancora prende pure al primo colpo e con la barca ferma l'equipaggio ritrova il sorriso. Peccato che la rada, molto ampia, sia piuttosto affollata e circondata da orrendi bunker di cemento armato. Quanto a massacro delle coste, intorno a Palma non hanno scherzato... Nel complesso, brutto posto e pure l’acqua è zozzetta. Ma ormai è verso sera e lo ski(a)pper si rifiuta di provare altri ormeggi.
Si resta qui, perdincibacco!
28 giugno - Santa Ponsa - Cala Blanca
La mattina Delia è in crisi nera. Non ho mai visto nessuno piangere per aver ingoiato un cucchiaino di yogurt... Si scende a terra alla ricerca di una farmacia dove però, nonostante Delia esibisca il tesserino di medico, si rifiutano di darle gli antibiotici senza la prescrizione di un medico spagnolo. Via alla ricerca del collega spagnolo che per fortuna senza troppo aspettare fa la prescrizione e ci aggiunge di sovrappiù una bella iniezione di cortisone. Decisamente meglio...
Nel frattempo a bordo si passa il tempo con qualche bagnetto e attività ludiche varie. Per fortuna, la mattina l'acqua di Santa Ponsa è passabile. Ma i casermoni sono sempre lì e non vediamo l'ora di andarcene. Lo ski(a)pper ha individuato sul portolano una promettente caletta a nome di Cala Blanca qualche miglio a ovest. Proviamo lì? Proviamo lì.
Passatempo preferito? La pastura da poppa...
Tra una cosa e l'altra è già intorno all'ora di pranzo e si è alzata la solita termica: 10-12 nodi, SSW. Si smotora fino a raggiungere la "layline" che ci porterà a Cala Blanca con un solo bordo. Un'oretta scarsa di bolinella tranquilla e goduriosa e siamo arrivati.
Cala Blanca è assai più carina e, se ci si limita a guardare da un lato, parecchio più selvaggia (ma se ti volti... zac: il casermone in lontananza è pronto a colpire). Una bella scogliera a picco chiude il lato ovest della baia. È il regno di 4 o 5 ardite caprette che belano mentre diamo fondo (successo al primo colpo, evviva). Dopo un po' anche il ferro da stiro con cui dividiamo la baia se ne va, ma non facciamo in tempo a gioire per la prospettiva dell'ormeggio solitario che un altro ancora più grande arriva. E con tutta la baia a disposizione si viene a piazzare a 30-40 m da noi. Ve possino...
A bordo due famiglie di francesi e, mentre i genitori si fanno servire bollicine ghiacciate a prua, i marinai dell'equipaggio intrattengono gli amabili pargoletti con nell'ordine: sci nautico, traino del bananone gonfiabile, traino della ciambella... e meno male che sono troppo piccoli per il jet-ski. Ve possino...

Delia non demorde.
La notte porta comunque quiete per tutti...
29 giugno - Cala Blanca - Cala Pi
Avendo rinunciato a Ibiza e avendo praticamente raggiunto l'estremità ovest di Mallorca, è ora di fare dietrofront, tornare verso est e avvicinarci alla nostra prossima meta "obbligata": il parco di Cabrera per visitare il quale è necessaria un'autorizzazione. Primo passo: una ventina di miglia a sud-est, attraversando tutta la Baia di Palma, verso un fiordino che si chiama Cala Pi e che sul portolano promette benino.
Solo che... lo ski(a)pper si accorge costernato che le riserve residue di acqua ammontano a 1/4 del pieno con cui siamo partiti. Con 3 donne a bordo e una che già a 4 anni mezzo promette benissimo, era dura aspettarsi altro. Ma niente paura: tappa al porto di Santa Ponsa e pieno d'acqua a 1 euro per 45 litri. Spesa totale: 6 euro. Fatevi un po' voi i conti...
Poi via di nuovo verso la nostra meta. Finalmente la termica ci permette un comodo e rilassato traverso-lascone mure a dritta. Siamo lì che ce ne andiamo paciosi a 5-6 nodi, con le lenze dell’eroica Delia calate (senza fortuna alcuna), quando il mio occhietto di falco si posa su una vela lontana in uscita da Palma: randa a testa quadra, albero altissimo, bella sbandata... questa qui è una cattiva cattiva. Poco dopo, un'altra dietro. E un'altra ancora... C'è una regata. Poi la prima vira seguita dalle altre che si mettono in fila indiana. A questo punto ci vengono proprio incontro (un po' sopravvento, per fortuna non gli rompiamo le balle). Viaggiano di bolina il doppio di noi e si avvicinano veloci. Binocolo... E sorpresa! Sono Open 60! Quelli della Vendée Globe! Che ci fanno qui? Condotti in equipaggio, poi... Scoprirò che trattasi del giro di Spagna alla vela, regata semi-dimostrativa a tappe aperta appunto agli Open 60 in equipaggio. Lo ski(a)pper è piuttosto eccitato. Ci sfilano sopravvento a meno di un tiro di sasso nell'ordine: Westin Hotels (ex Gitana 80), Safran, il nuovissimo Prb, Group Bel ed Estrella Dam a chiudere il gruppo dei migliori. Più staccati altri di cui non ricordo il nome che passano un po' sopra, un po' sotto di noi (diciamo pure che siamo noi a passare nel bel mezzo della flotta... ma senza interferire).
Proseguiamo nella nostra paciosa andatura quando di nuovo il mio occhietto scorge un inconfondibile tre alberi che s'avanza. Ed ecco Maltese Falcon a tutto motore che pure esce da Palma diretto da qualche parte a sud-sud-ovest. Può piacere o non piacere (a me non piace), ma di certo non è una barca che passa inosservata. E in quanto a incontrare barche Vip, non ci possiamo lamentare.
Tardo pomeriggio e siamo finalmente davanti a Cala Pi. "Estremamente stretta", recita il portolano. "Ancorate in 2-8 metri su sabbia e alghe usando un'ancora di poppa o una cima a terra per limitare le oscillazioni". Stretta è stretta sul serio. Oltretutto chiusa per un bel tratto da un cordone di boe-proteggi-bagnanti. Subito prima delle boe, verso il fondo, è ormeggiato un catamarano e per lasciargli abbastanza acqua per uscire bisogna veramente tenersi con la poppa vicino alla scogliera ovest della cala. Più vicino all'imboccatura, una barca francese. Tra i due, giusto giusto lo spazio per infilarsi... Bene. Calma e gesso. Dentro in retromarcia. Gironzolo il minimo indispensabile per scegliere un posto e... giù. L'ancora tiene al primo colpo (Dio c'è!) e i gentilissimi francesi (o meglio, corsi) si offrono di portarmi la cima a terra. Fantastico! Nel bel mezzo della manovra, si affaccia un motoschifone che per fortuna capisce l'antifona e va a cercare miglior fortuna altrove. Se fossimo arrivati un quarto d'ora dopo ora a zonzo ci saremmo noi...

Vaiche Boa (al centro) a Cala Pi
Nemmeno il tempo di spegnere il motore che i bambini sono già lì a chiedere di mettere in acqua il tender e andare a fare il bagno. Li accontento, sto per rollarmi una meritata sigaretta quando... Che 'azzo ci fa quel pietrone a 50-60 cm sotto il pelo dell'acqua e a 3-4 metri dal mio timone? Come si permette di piazzarsi lì? Ma siccome non ha intenzione di spostarsi, lui, tocca alzare i ciapp', a me...

[b]La boccuccia di Cala Pi. In basso a destra il pietrone malefico...[/b]
Trovo un altro punto a terra in cui passare un'altra cima. La tiro, sposto il culone di Vaiche Boa, recupero la prima cima, regolo la posizione giocando tra cima e catena... Tra anda e rianda, un 40 minuti buoni di lavoro. E sì, va molto meglio, ma ancora non sono proprio tranquillo. So che a fare bene benino dovrei posare un ancorotto che mi tenga la poppa discosta dal pietrone malefico. Ma l'ancorotto non ce l'ho (solo una seconda ancora da 15 kg con catena che a pensare di metterla da solo sul tender a fondo gonfiabile mi viene male), e poi il tender ce l'hanno ancora i pupi, e poi sono stanco, e poi proprio stanotte dovrebbe levarsi una buriana non prevista? Morale: decido che non mi muovo, ma anche che passerò la notte in pozzetto. Mi armo di mutandoni di lana e thermos di caffè e sono pronto a sfidare il destino. Quando vedo che anche il corso esce due o tre volte a controllare, mi sento meno scemo. Verso le 5 e 30, calata anche quel po' di termica notturna, nella pace totale e immobile, bello intirizzito e ormai convinto che al pietrone non ci arriviamo, cedo e mi infilo in branda per qualche ora...

Mutanda di lana...
30 giugno - Cala Pi - Playa des Carbò
Cala Pi è veramente carina e non ci affrettiamo a partire. Ci sono alcuni ricoveri di pescatori e rudimentali scivoli per lanciare le barche. E fino a una certa ora anche la mezzaluna di sabbia che chiude la caletta rimane deserta. Rosico un po' costatando che il catamarano è vuoto e ormeggiato lì "a lungo termine". A capirlo prima, col kaiser che mi facevo un culo così per lasciargli spazio per uscire. Ma va bene. Diciamo che ho fatto esercizio.

I ricoveri dei pescatori a Cala Pi
Dell'equipaggio durante la manovra per andarcene vado fiero. Cristiana al salpa-ancora, Delia a recuperare la cima a terra, Alessandra a documentare e aiutare Cri... Tutte bravissime. Ce ne andiamo con aplomb anglosassone verso Playa des Carbò.

"Ancora a bordo", un saluto a Cala Pi e un applauso all'equipaggio
Ah... Altro stop al porto di La Rapita per il pieno d'acqua. Qui solo 1,60 euro. Non che siamo stati più parchi, sono loro a essere molto più economici...
Playa des Carbò è l'opposto esatto di Cala Pi: larga e bassa. Ci ormeggiamo a ridosso della Isla Moltana, un isolotto basso basso, piatto piatto colonizzato da gabbiani. I bambini, manco a dirlo, sono già sullo spiaggione e noi ci godiamo il tramonto nel gracidare dei gabbiani.

Playa des Carbò. Sullo sfondo la Isla Moltana
1 luglio - Playa des Carbò - Isla de Cabrera
Ci avviciniamo alla fine della nostra crociera. Ma abbiamo ancora una tappa che promette di essere tra le migliori del viaggio: l'arcipelago di Cabrera. L'isola principale, Cabrera appunto, è meno di 10 miglia da Punta Salinas, l'estremità sud di Mallorca. Assieme alla manciata di isolotti che la circondano è oggi una riserva naturale integrale. A parte due approdi attrezzati con campi boe, tutta l'isola è off-limits e per visitarla occorre un permesso di cui ci siamo diligentemente dotati.
Dunque, si salpa per Cabrera. Prima destinazione Cala Es Borri, sul lato est dell'isola dove si può stare solo fino alle 17 o 18 (a seconda del portolano che si consulta).

Super zia con parco naturale alle spalle
Ci siamo più o meno appena messi in assetto di navigazione che da prua, regno-prendi-sole di Cristiana, giunge un urlo straziante: il plexiglas del passauomo ha fatto la sua prima vittima crollando sul mignolino della mano destra di Cri... Ahi! Ahi! A prima vista il dito è bello saccagnato e sono assai contento di poter contare su Delia. Fuori la valigia del pronto soccorso e fatemi sapere se bisogna tornare di volata a Palma. Cristiana stringe i denti stoica, Delia le stecca il dito e sentenzia: non è rotto. Non c'è nulla in un pronto soccorso che potrebbero fare che non possiamo fare anche a bordo. Dunque... si può continuare.
Ci avviciniamo passando a ovest della Isla Horadada e la collana di isolotti che si protendono verso Mallorca. Sfiliamo la Isla Conejera, accostiamo a ovest e ci infiliamo nel passaggio tra Isla Redonda e Cabrera. Il posto sembra mantenere le promesse: paesaggio selvaggio e spettacolare. Sfioriamo quasi le scogliere che si buttano in mare a picco.
Arriviamo a Cala Es Borri e ormeggiamo a uno dei (tanti) gavitelli vuoti. Lorenzo, manco a dirlo, è subito in acqua. Core 'e papà constata commosso e ammirato i grandi progressi di autonomia e sicurezza che ha fatto dall'inizio del viaggio. Nemmeno una settimana e già si muove sulla barca con una disinvoltura e sicurezza che gli invidio.
Inevitabilmente, ci sono diverse barche assieme a noi. Ma tutto sarebbe ragionevolmente tranquillo se non fosse per una flottiglia di 6 (sei!) charter i cui occupanti ronzano in tender da una barca all'altra tra canzoni, schiamazzi e urletti vari... Nazionalità? Che ve lo dico a fa'? Portiamo pazienza e cerchiamo di goderci l'acqua cristallina.
Nel pomeriggio i sei se ne vanno verso nord, ho la (fievole) speranza che loro a Cabrera abbiano già pernottato e che siano diretti a Mallorca. Poco dopo ce ne andiamo anche noi. Lo ski(a)pper si è montato la testa e decide di tentare una partenza a vela. Passabilmente riuscita, va'... E proseguiamo verso sud nel nostro periplo orario dell'isola.
Spettacolare davvero il passaggio tra la Punta Imperial e Ilote Imperial, all'estremità sud-est di Cabrera: una gola di 100 metri scarsi di larghezza con le scogliere che ti grattano i fianchi a destra e sinistra. Lo ski(a)pper (che sì, si è montato la testa) accarezza fino all'ultimo l'insana idea di passare a vela. Ma si deve arrendere, anche per la presenza di un'altra barca che sopraggiunge e dalla quale si indovinano occhiate della serie: "Che minchia pensi di fare?". Rolla il fiocco e vai di Penta. Ed è cosa buona e giusta anche perché la termica ormai ha tirato gli ultimi, si sta facendo tardi e noi dobbiamo arrivare al Puerto de Cabrera e al gavitello che, crediamo, ci sia garantito dal permesso di visita.

Tra Ilote e Punta Imperial
Punta Anciola, col bel faro a losanghe bianco-rosse... ancora scogliere piene di curiosi "ponti" naturali sorretti da arditi pilastri di roccia... Cabo Llebeig con un altro faro... e ci siamo, l'ingresso del Puerto de Cabrera. Il "puerto" in realtà è solo un golfo molto ben riparato, dominato dalle rovine di un'antica rocca, con un pontile per le barche da pesca locali e una manciata di casupole per i guarda-parco, la piccola guarnigione militare e qualche pastore, gli unici abitanti dell'isola.

Punta Anciola col faro

Cabo Llebeig col faro e uno dei curiosi "ponti" di roccia
Ligio alle istruzioni, comincio a chiamare alla radio per avere ragguagli sull'ormeggio. Il portolano parla di boe colorate a seconda della lunghezza della barca, noi saremmo gialli... Ma la radio tace e il "puerto" pare pieno assai. Comincio ad avere qualche dubbio sull'efficienza iberica di saper contare le boe e i permessi rilasciati... Vedo un solo gavitello libero, ma è rosso e dovrebbe essere destinato a barche più grandi... ce n'è un altro "occupato" da un tender... ma di una "gialla" libera, manco l'ombra. E la radio tace... Quando all'ingresso vedo affacciarsi un'altra barca in evidente ricerca di posto, decido di buttare a mare le formalità e vado spedito ad abbrancarmi al "rosso". E se ci vogliono sloggiare, ce ne devono dare un altro. Saggia decisione. Del controllo dei permessi (annunciato dal portolano) nessuna traccia, ed è chiaro che nella gestione dei gavitelli vige il più squisito "chi prima arriva, meglio alloggia". Dopo di noi, almeno 4 o 5 barche se ne devono tornare indietro, e sono pronto a scommettere che tutte avevano il loro bravo permessino...

La rocca
Cabrera è un piccolo gioiellino. La "cantina" militare si è adattata e, sotto una fresca pergola con vista sul molo, serve sangria fresca e passabile, birra gelata e sacchetti di patatine. Ovviamente tutti gli equipaggi sono lì, inclusi un gruppo di crucchi a cui si faticherebbe a trovare ancora un globulo rosso nelle vene e... sì, quelli delle 6 di cui sopra... Ci toccherà sopportare i loro smotorettamenti e i loro "tutti al mareeee..." anche questa sera. Pazienza.

Relax e sangria sotto la pergola della cantina
Comunque l'atmosfera è molto piacevole. Le casette bianche... il molo dei pescatori... i militari in pantaloncini e maglietta colorata... fa tutto molto Mediterraneo. Provo a pagare con un bel "una fazza, una razza", ma non funziona... Ri-pazienza. La serata scivola in una notte splendida con le luci di fonda che danzano unendosi alla stellata strepitosa. Me ne sto parecchio a prua con Lorenzo. Mi sa che è la più lunga chiacchierata che abbia sopportato di fare con me... quale onore. Vedo pure una stella cadente.

Scorci di Cabrera. L'approdo dei gommoni e la cantina...

Il lungomare...

Il molo dei pescatori...
2 luglio - Puerto de Cabrera - Ca'n Pastilla
Ultimo giorno. Oggi entro le 17 dobbiamo riportare Vaiche Boa alla stalla. Ma prima di lasciare Cabrera c'è ancora tempo di salire alla rocca (costruita per impedire alli Turchi di usare l'isola come base per le loro scorrerie su Mallorca). Dieci minuti di sudore sotto il solleone sono ricompensati dalla bella vista a 360° di cui si gode dalla cima del torrione. Qualche scatto ed è ora di scendere.

Puerto de Cabrera visto dalla rocca



Birretta sotto la pergola e poi in barca. Lo ski(a)pper ha lasciato ordini precisi: equipaggio e barca in ordine di partenza per le 13 e 30. Solo che alle 13 e 10 il pollo di mare si accorge di un grossolano errore di valutazione: le miglia da percorrere non sono le 13 sperate, ma le 26 effettive... Bravo! Complimenti! Roba che a farlo all'esame per la patente...
Non resta che mollare gli ormeggi al volo e issare il Penta (che spinge tranquillo a quasi 8 nodi senza nemmeno affondare a manetta). A parte l'orgoglio ammaccato dello ski(a)pper, l'unico inconveniente è che il medesimo deve rinunciare all'ultima veleggiata per arrivare in tempo. Poco male, va'.
Alle 17 e 05 siamo all'imboccatura del porto di San Antonio de la Playa pronti per... quasi un'ora di attesa per fare gasolio. Tutti i charter sono infatti in rientro alla stessa ora e tutti devono fare rifornimento prima di riconsegnare le barche. Quindi si aspetta tranquilli. Salvo che... remember il vicino d'ormeggio uscito "sportivo" all'inizio del viaggio? Arieccolo. E, a parte il tentativo di fare il vago e saltare tutta la fila (prontamente rintuzzato con una strombazzata inequivocabile), si ostina a tentare di tenere la barca ferma con la prua al vento, aggrappandosi al timone con aria impotente ogni volta che puntualmente il vento lo abbatte ora a dritta ora a sinistra. Il tutto in mezzo ad altre 3 o 4 barche in attesa, una squadra di optimist che esce dal porto per l'allenamento, un bagnante in kayak che si ostina a fare avanti-indré proprio lì davanti... Insomma, un vero pericolo pubblico.
Dopo quasi un'ora, mi dà veramente sui nervi e quando tocca finalmente a noi accostare alla pompa, sono già bello che nervoso. Il risultato è che sbaglio nell'ordine l'ormeggio al distributore, il disormeggio e pure l'ormeggio finale al nostro posto. L'orgoglio dello ski(a)pper è giustamente (e salubremente) rimesso in riga, ma Vaiche Boa è tornata a casa senza graffi e quindi tutto bene. Per inciso, poco dopo di noi, il pericolo pubblico riuscirà a infilare una serie di evoluzioni da lasciare senza fiato gli astanti, tranne il flemmatico Peter che scuote la testa e ridacchia, quasi che le barche non fossero sue. Vabbè che c'ha la kasko, però...
Fine dell'avventura e delle righe con cui vi ho tediato.
Solo una considerazione finale per chi volesse navigare da quelle parti. Premesso che secondo me pur di stare in barca va bene (quasi) tutto, nel complesso la zona di Mallorca che abbiamo battuto noi (praticamente tutta la costa sud-ovest) è deludente. Per gran parte è dominata dalla Baia di Palma che è letteralmente massacrata da obbrobri di cemento armato. Ci sono sì alcuni posti carini (Cala Blanca) o molto carini (Cala Pi), ma nel complesso secondo me il gioco non vale la candela. Cabrera è un gioiellino, sì. Ma anche avendo il permesso, non vedo come passarci più di due giorni: comunque non si può né sbarcare né ormeggiare tranne che in due punti. Tranne la rocca, non si può nemmeno visitare l’isola da terra se non accompagnati dai guardaparco. Per gli appassionati sub, ci sono due punti dove ci si può immergere, previo permesso apposito. Ma anche così... tre giorni, via. A farla lunga. D'altra parte, fare base a Mallorca per visitare le altre isole (Ibiza, Formentera o Minorca) non è molto comodo, soprattutto se si ha una sola settimana. Molto meglio noleggiare direttamente a Ibiza o Mahon.
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