Regata dei Cetacei 2007 PDF Stampa
Scritto da Saralu   

Al mio amico Mario, 

Che pensa di non aver partecipato, ma che non sa quante volte, scendendo in quadrato, lo abbiamo visto li, insieme a noi.

 

Quale sia la molla che ci spinge volontariamente ad affrontare queste prove non sono ancora riuscito a capirlo completamente, però la competizione, la voglia di stare insieme agli amici e la necessità di navigare sono sicuramente i sentimenti preponderanti di tutto questo meccanismo.

Forse anche l’amore per la propria barca, che porta a considerarla sempre migliore e più veloce delle altre, gioca un ruolo fondamentale nel meccanismo mentale che conduce all’inizio della storia.

Parte 1: La preparazione

Un genoa sbagliato, questa è la genesi delle modifiche alla barca, un genoa che mi faceva arrabbiare ogni volta che lo guardavo, che non mi faceva stringere il vento, che non mi metteva in grado di navigare come volevo. 

Poi, visto che era da cambiare, la riflessione, durata molto a lungo e la decisione, presa alla fine più d’istinto che dopo un calcolo ragionato, si cambia il piano velico, senza dimenticare che la barca deve rimanere attrezzata per la navigazione in solitario, requisito, per le mie esigenze, essenziale.

Il genoa al 140% viene sostituito da un Jib al 110% rollabile a stecche verticali (grazie Marco ZK, contributo fondamentale) e la randa viene rifatta come prima, full batten. Le due vele sono fatte in tape drive carbon, un tessuto preso dalle regate che si adatta benissimo all’utilizzo crocieristico della barca. 

Sono però cosciente che la barca è parecchio pesante, per cui mi invento una vela che non esiste e che viene definitivamente battezzata “ammazzapatane”, è praticamente un grande genoa leggero al 150%, non inferito che utilizza uno strallo in tessile, il tutto montato su un frullino che consente di poterlo riporre da solo, il requisito principale di questa vela è quello di stringere come un Genoa normale e di non diventare un drifter.

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A questo fine modifico il musone dell’ancora che, per l’occasione, diventa un piccolo bompresso e faccio passare una drizza in testa d’albero che accoglie così la vela aggiungendo tela in alto.

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Un gennaker piatto e lo spy con la calza completano il piano velico alle andature dalla bolina larga in poi. 

L’albero va messo a posto, ci ho provato già tre volte ma non ero ancora soddisfatto. L’ultima volta, grazie al mitico Marco Montali di Spezia, la cosa va a buon fine e finalmente l’albero è a posto.

Poi i weekend passati a concentrare i pesi della barca in centro e a svuotarla delle cose inutili. 

Infine le prime prove, prima con il velaio, Zk e Paddy, poi con Felix, con il quale, con più calma, abbiamo avuto modo di saggiare il risultato di queste modifiche. 

I due weekend precedenti mi concentro solo a capire le regolazioni migliori delle nuove vele.

La barca è pronta, ora serve un equipaggio… 

Parte 2: L’equipaggio

Il mio modestissimo parere, quando si parla di regate d’altura, è che l’obiettivo principale sia il divertimento. Senza questo ingrediente fondamentale non si può raggiungere il risultato oppure, anche se lo si raggiunge, il prezzo da pagare è troppo alto.

Per divertirsi servono persone che sappiano stare in compagnia e stare al gioco sempre, che abbiano la giusta dose di competitività senza gli eccessi tipici di questa caratteristica, soprattutto servono persone dal cuore grande.

I miei compagni d’avventura sono tutti così, sono le persone alle quali darei le chiavi di casa mia, sono questi qui:

Danilo: instancabile, attivo, preciso, una garanzia, a prua come nella vita, mi sentirei parecchio più solo se non lo conoscessi.

Linux: l’understatement fatto persona, bravissimo, lo sanno in pochi però, lui fa in modo di passare inosservato, le poche volte che parla ti lascia a bocca aperta e capisci che è un gigante.

Luke: alcune volte capita di parlare con le persone e d’istinto capire che sono in sintonia, che hanno gli stessi valori, questo è stato il caso. Il tutto condito dal miglior umorismo napoletano, mai volgare, sempre divertente.

Omarp: l’affinità, Omar è una delle poche persone che conosco che riesce ad essere affine con tutte le altre, sarà per il gran cuore che si porta dietro, quello che lo fa rimanere in piedi anche quando non ce la fa più.

Paddy: usa la polemica con ironia, è un esemplare unico, mai visto un altro in grado di farti ridere così, sono sicuro che se lo chiamassi alle 4 del mattino per un favore, arriverebbe di corsa.

ZK: Dopo aver passato mesi a decifrare quello che voleva dire quando scriveva, ho pensato di conoscerlo ed ho scoperto che aveva ragione, su tutto. E’ un'enciclopedia mobile della vela, insostituibile. Ora ho comprato un traduttore portatile e ci sentiamo anche due volte al giorno, siamo una coppia felice.

Ora che avete conosciuto questo equipaggio di matti, sarà il caso di cominciare a raccontarvi della regata…. 

Parte 3

In queste situazioni sembra che le ultime ore passino in modo accelerato, come se le lancette dell’orologio si muovessero più velocemente del solito, un attimo fa stavamo mangiando insieme all’equipaggio del Sea Weed ed ora siamo a minuti per uscire dal porto.

 

Si montano i circuiti, i bozzelli e le pastecche , ogni cosa va al suo posto e l’equipaggio memorizza la posizione di ogni cosa. 

Fuori issiamo la randa e facciamo sparire il lazy bag, incrociamo le barche amiche ed anche il nostro avversario di classe, il più temibile: il Beauceant. Un Vismara 45, con una randa da catamarano, pesa 6 t e porta 140mq di tela.

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Nelle settimane precedenti abbiamo discusso molto su questa barca che sulla carta è la più veloce del nostro raggruppamento, frà l’altro sono ormeggiati proprio di fronte a Saralù, per cui li conosciamo bene, sono avversari temibili in reale.

Ancora un attimo, salutiamo Sea Weed e poi è ora di partire. 

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Spegniamo il motore, apriamo il jib, cala il silenzio.

 

Ci sono 2,5/3 nodi di reale da NNE, le barche si muovono appena, decidiamo di partire in boa, lanciati al massimo della velocità consentita dal piccolo fiocco. Zk è a prua e regola bene i tempi di questa partenza, si sente al vhf il suono finale, siamo sulla linea, precisi e puntuali, quando passiamo siamo 4°, liberi da tutti.

Immediatamente si issa l'“ammazzapatane”, il tempo del cambio vela ci fa perdere un po’ di posizioni, srolliamo la vela e Paddy la mette a segno,poi tutti sottovento

Tratteniamo tutti il fiato, so che ora tutti stanno aspettando di vedere quello che solo a parole avevo raccontato, io stesso aspetto questo momento per verificare con il confronto se la barca è veramente così veloce rispetto alle altre.

Saralù parte e scivola sull’acqua senza emettere suono alcuno, il gps segna il progredire della velocità 2 nodi, 3, 3,5 4 poi si ferma a 4,2/4,3. 

Passano ancora dieci minuti, poi ho il coraggio di distogliere lo sguardo dalla vela e di girarmi indietro, lo spettacolo che si presenta è incredibile, li abbiamo passati quasi tutti, davanti a noi solo un 36.7, condotto magistralmente, dietro di noi tutti gli altri.

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Mentre continuiamo a bolinare verso il Tino, lentamente cala il buio, decidiamo per una rotta vicina alla costa, il gruppo fa la scelta opposta.

Quando arriviamo nei pressi di Punta Bianca, vicino a Bocca di Magra, il vento cala poi gira. Issiamo il gennaker che ci fa procedere bene, inquadriamo il canale fra il Tino e la Palmaria, ci mancheranno 4 miglia, siamo primi, il gruppo è ben lontano, più al largo e più lento.

Poi la fortuna ci abbandona e finiamo in una calma di vento, il gennaker si affloscia.

Vediamo che il gruppo ricomincia a muoversi mentre noi stiamo fermi, poi vediamo la pressione arrivare sull’acqua, ci muoviamo anche noi ma in ritardo rispetto agli altri.

Giù il gennaker, su l’ammazzapatane, giu di nuovo fuori il Jib, arriva un NNW che lentamente sale e si assesta sui 12 nodi, Saralù riparte veloce di bolina strettissima navigando per rotta in direzione del Tino.

Mentre ci avviciniamo sentiamo al VHF i primi passaggi, sono tanti, troppi, il morale ne risente, specialmente quando sentiamo il passaggio di Beauceant, Saralù corre a quasi 8 nodi sbandata, quasi a volerci dire che ce la può ancora fare.

Passiamo il Tino forse 10°, forse più.

Beauceant ci ha dato più di 20 minuti.

Parte 4

Passiamo il Tino e non issiamo subito lo spy, ci raccogliamo in pozzetto e discutiamo la strategia, si decide di andare verso il largo, era un’eventualità che avevamo già discusso anche con Spray, è previsto un minimo barico sulla corsica che dovrebbe generare fino a 25/30 nodi di vento da SW con il picco di potenza proprio su Capo Corso

Andando ad W e scendendo poi dovremo trovare un angolo migliore di bolina e, soprattutto, scongiurare il pericolo di trovarsi a tirare bordi da sottovento al capo. 

Così facciamo mentre la maggior parte del gruppo va sul bordo a SE noi ci dirigiamo a SW spinti da un NW di 10/12 nodi.

Issiamo lo spi e partiamo, la barca torna ad accelerare. 

C’è la luna piena e si vedono i nuvoloni neri dei temporali, al briefing ci hanno promesso tanta pioggia ma niente groppi pericolosi, ci infiliamo dentro ed il vento aumenta, 15/17 nodi, al lasco stretto Saralù vola a 9 nodi di velocità. 

Poi il vento comincia a girare verso il tanto atteso SW, dobbiamo strambare, la strambata con il ventone è un po' tesa, ma alla fine tutto va bene e ci troviamo sulle nuove mure

Il vento continua a girare verso sud, portiamo lo spi fino al traverso poi lo ammainiamo, e continuiamo con il Jib.

E’ ormai l’una passata, decido di modificare i turni per via delle previsioni, non faremo più tre equipaggi da due persone ma due equipaggi da tre.

Il primo turno lo faremo Danilo, Omar ed io, il secondo Luke, ZK e Paddy.

Mentre scendiamo il vento comincia piano piano ad aumentare, e con lui il mare.

Saralù corre felice di bolina stretta, a 30 ° di apparente non scendiamo mai sotto i 7 nodi.

Arrivano i primi treni di onde “importanti”, fortunatamente il vento si assesta sui 15/16 nodi, fatichiamo un pò a trovare la regolazione opportuna per la randa poi la velocità della barca risale, ora viaggiamo costantemente a 7,3/7,5.

Il vento dà buono, ma noi continuiamo a risalire di bolina stretta, cercheremo di prendere ancora un po' d’acqua, finchè possiamo, a questo mare che continua a salire.

Continuiamo di bolina stretta fino alle 3 e mezza circa, abbiamo guadagnato almeno 20 gradi sulla rotta; ci serviranno tutti dopo. 

Dalle 3 e mezza il mare sale un altro scalino della scala di Douglas, ora le creste sono tutte bianche e frangenti, Saralù ogni tanto sbatte sull’onda ma prosegue veloce.

Verso le 4 il cambio di turno, salgono Luke e Zk scendono Omar e Danilo, io sto ancora su, non sono stanco e questa cavalcata mi sta entusiasmando, poi Paddy risente un po' del mare, quindi lo lasciamo dormire.

Al VHF si sentono le notizie dei primi ritiri, chi è troppo indietro e chi non regge il mare contro.

Verso le 5 il mare ed il vento aumentano ulteriormente, il vento è costante sui 22/23 nodi le onde superano a tratti i 3 metri, ogni tanto un'onda arriva fino in pozzetto e ci lava completamente.

E’ tempo di prendere una mano, la randa così scarrellata non porta ormai più, la prendiamo e lo sbandamento diminuisce, la velocità aumenta. 

Siamo di bolina larga, il Jib è uno spettacolo, Saralù è come un treno, passa le onde sotto pilota automatico senza rallentare mentre noi tre stiamo alla randa ed al genoa, corriamo 9 9,5 punte di 10 nodi.

Recuperiamo quasi tutto il gruppo e riscuotiamo la rotta quando vediamo le barche obbligate a fare bordi a perdere verso W.

Dopo l’alba il mare ed il vento cominciano a calare un pò, pur restando sempre impegnativi, siamo ancora a circa 25 miglia dalla Giraglia.

Cedo il timone a ZK e a Luke, mi appoggio un attimo sottovento in pozzetto e mi addormento istantaneamente, negli occhi le immagini della più bella cavalcata di bolina della mia vita.

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Parte 5

Mi sveglio che mi sembra passato un minuto, siamo ancora in rotta, il mare è decisamente meno mosso ed il vento è calato a 17/18 nodi di reale.

Vedo Luke che armeggia con la randa e sorrido, hanno sviluppato una affinità immediata, ha capito subito come portarla.

Ingurgito ancora un paio di brioches e mi sveglio definitivamente.

Raggiungo ZK al timone e facciamo due chiacchiere, do un occhiata allo sbandamento e do disposizioni per togliere la mano alla randa, siamo ancora in regata dopotutto.

Saralù riaccelera prontamente, guadagniamo ancora mezzo nodo.

Un timido sole viene a salutarci ed è una benedizione dopo una notte così.

Uno ad uno, da sottocoperta, escono anche gli altri, siamo tutti fuori e si prosegue nel rito delle colazioni e ci si racconta delle esperienze notturne

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Si ride pensando al soffio della balena visto da ZK, o all’ondata che ci ha infradiciati. 

Si racconta dell’ingaggio notturno, vinto, con la barca classica che arrancava contro mare e vento e, magicamente si ricostruisce l’atmosfera gioiosa. 

L’equipaggio è stanco, si vede, la notte è stata dura lì fuori, ma anche sottocoperta doveva essere un ottovolante, solo ZK riesce a dormire sopravvento, come se avesse la schiena munita di ventose.

Il vento poco a poco cala lasciandoci però una quindicina di nodi, poggiamo ancora un poco e la velocità rimane alta.

Le miglia alla Giraglia diminuiscono mano a mano e, quando ne mancano 5 o 6, cominciamo a vedere le prime vele in prossimità dell’isola.

Ne contiamo due, sono sicuramente il 70 piedi americano e GLS, la barca da regata australiana che ben conosciamo, un mostro capace di velocità impensabili.

Quando siamo più vicini vediamo altre due vele emergere dall’isola e dare gennaker.

Ora tocca a noi e, come di rito, Luke segnala il passaggio al comitato, ci porta bene, le comunicazioni le farà sempre lui.

Il passaggio della Giraglia, da solo vale una regata così, la bellezza di questo scoglio non finirà mai di stupirmi.

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Se abbiamo fatto bene i conti siamo 4° in reale, siamo di nuovo in gara.

Issiamo il gennaker anche noi e ci mettiamo in rotta con un’andatura a 50° dall’apparente, il gennaker è uno spettacolo, un altro miracolo del velaio.

Il vento è progressivamete calato fino ad assestarsi intorno ai 8/9 nodi, Saralù prosegue veloce.

ZK torna a dormire sottocoperta nella posizione che solo lui riesce a tenere, Paddy dorme in coperta, gli altri svegli a portare il gennaker.

Un’ora dopo il nostro passaggio il VHF gracchia la notizia che stavamo aspettando, il Beauceant sta passando la Giraglia.

Abbiamo recuperato i 20 minuti e gli abbiamo dato anche un’ora, la cavalcata notturna ha dato i suoi frutti, Saralù ne ha messi dietro tanti.

Ci si alterna al timone mentre la barca scivola, spinta anche dal mare residuo della notte precedente.

Scopriamo così nuove regolazioni di questa vela che vuole esser portata sempre grassa, anche nell’andatura più stretta .

Le miglia passano veloci sotto la carena e la Gorgona diventa via via più vicina, poi il vento cala ancora e gira.

E’ nuovamente il turno dell’ammazzapatane.

Il gennaker viene ammainato e con lui l’idea di passare frà la Gorgona e la Capraia, ne avevamo discusso molto in precedenza, se ce la si fosse fatta prima del tardo pomeriggio poteva valer la pena, viceversa la calma che avvolge il lato sud est dell’isola ci avrebbe sicuramente fermato.

Si torna in rotta diretta quindi, ZK torna su masticando un’altra brioche ed io mi sdraio ancora un po' sulla panca sottovento, so che la barca è in buone mani, mi addormento in un secondo.

Nuovamente la sensazione di aver appena chiuso gli occhi, immediatamente contraddetta dalla vicinanza con la Gorgona.

Gli occhi subito cercano le altre barche, Luke me le indica e capisco che sta andando bene, un paio di loro hanno scelto di stare sotto, sappiamo che sarà un errore, possiamo passarle.

Dopo la Gorgona il vento gira e sale sugli 8 nodi, via l’ammazzapatane e su il Jib.

Poco prima delle sette siamo a 25 miglia da Viareggio, Saralù va di bolina, sul bordo buono, siamo 20° sopravvento a Viareggio, scegliamo di rimanere fuori perchè sotto costa ci sono nuvoloni bianchi immobili, segno di patana totale.

Cala nuovamente il buio, siamo tutti stanchi, so che sto chiedendo l’impossibile ma lo faccio lo stesso, chiedo che l’equipaggio si sposti in falchetta per guadagnare ancora qualche decimo di nodo, sento che possiamo ancora fare il risultato.

L’equipaggio reagisce immediatamente, Luke è l’ultimo a lasciare il pozzetto, non prima di aver regolato splendidamente la randa, poi si sposta anche lui in falchetta, io timono da sopravvento.

Saralù ci regala ancora quasi un nodo, la velocità è ora superiore ai 7 nodi, l’eqipaggio è stremato, molti di loro si addormentano li, in falchetta.

E’ un onore ed un privilegio navigare con persone così.

Alle 20,43 siamo a 12, 6 miglia da Viareggio, abbiamo volato, siamo terzi in assoluto.

Parte 6 

Le ultime miglia sono sulla soglia di utilizzo del Jib con l’ammazzapatane, vento a 6 nodi, velocità barca intorno ai 6 angolo di bolina strettissimo.

Intorno alle 11 il vento cala ancora, è l’ora dell’ammazzapatane, siamo a 3 miglia da Viareggio e abbiamo sentito solo l’arrivo di GLS e di Rainbow.

Issiamo la vela ma qualcosa non va, la srolliamo ma l’inferitura è lasca, capiamo che la drizza sta passando sotto l’avvolgifiocco invece che sopra.

Non possiamo rollare, la stracceremo, decidiamo di ammainarla e di ri-issarla ma non funziona.

I minuti passano e le voci sono concitate, c’è poca aria, per un po' proviamo a navigare così ma facciamo solo 3 nodi.

Nel frattempo le luci di via delle altre imbarcazioni si avvicinano pericolosamente.

Ammainiamo nuovamente, si fà passare la drizza avanti allo strallo e si issa ancora, niente da fare.

Una barca taglia il traguardo, depressione, siamo davanti al porto, mancano 2 miglia.

Il vento cala quasi del tutto, andiamo ad 1 nodo con la sola randa.

Poi una illuminazione, scavalliamo la drizza spi con quella dell’ammazzapatane e proviamo ad issare.

Funziona, vela a segno, equipaggio di nuovo in partita, Saralù accelera pian piano, come solo lei sa fare, supera la velocità del vento e sui volti nuovamente si accende la speranza.

Quando manca un miglio vediamo le luci di una barca e capiamo che è troppo avanti, passerà avanti a noi di 3 minuti, contemporaneamente si materializzano altre due imbarcazioni, una sopra ed una sottovento, sono allineate a noi, dobbiamo combattere ed ingaggiarle.

Sul mare piatto, lievemente increspato dalla brezza notturna, c’è il riflesso della luna che fa capolino d’improvviso da una nuvola ed accende i riflettori sul teatro dove sta per consumarsi l’epilogo di questa regata.

In questa atmosfera surreale la luce illumina una barca sottovento, è il Vaalhalla, e giunge dalla nostra sinistra, a dritta e sopravvento scorgo la seconda ed il cuore si ferma per un attimo. 

E’ il Beauceant, scivola elegante sull’acqua, velocissima.

Il richiamo di ZK mi riporta alla realtà chiedendomi se avessi visto la barca, gli rispondo solo: “è il Beauceant”

Abbiamo un altro problema, non riusciamo a vedere la boa, dovrebbe essere sul prolungamento della diga foranea, ma non la vediamo.

A prua ci sono Luke, ZK e Danilo, tutti impegnati a cercare di vedere e a dare i segnali per l’imminente ingaggio.

In pozzetto c’è Paddy alla scotta dell’ammazzapatane, Omar alla randa.

Paddy si è completamente svegliato e manovra la vela con una perizia ed una sensibilità uniche, lasca e richiama ad ogni modifica di rotta.

Omar è li, con il trasto e la scotta in mano, non so come faccia, ho capito che non si regge più in piedi, è distrutto ma il gran cuore che ha gli da la forza necessaria per seguire la vela in questi ultimi attimi cruciali.

Il vento aumenta e con lui la velocità, le tre barche sono tutte lanciate a 7 nodi, convergenti verso lo stesso punto.

Si avvicina il primo ingaggio, il Vaalhalla arriva veloce da sottovento, ci orza contro e ha la precedenza, pochi secondi prima che le rotte si incrocino poggiamo decisi e ci poniamo sottovento.

Paddy ed Omar seguono la poggiata che meglio non si potrebbe, sono tutt’uno con la barca e le vele, Saralù accelera ancora ed in un attimo possiamo orzare noi verso il Vaalhalla, che costringe a sua volta il Beauceant ad orzare.

Tre barche, a mezzanotte, con la luna piena a non più di 5 metri l’una dall’altra dopo 150 miglia di gara, s’incontrano e si contendono il risultato.

Non lo dimenticherò mai.

Finalmente si riesce ad intuire dove sta la boa, arriva il segnale dalla prua, bisogna poggiare, e poggiare parecchio.

Poggio e l’ammazzapatane si gonfia come fosse un gennaker guidato dalle mani di Paddy, mentre Omar porta la randa contro le crocette.

Saralù accelera fino al traverso poi rallenta al gran lasco, la sensazione dell’apparente ci fà sembrare fermi, ma stiamo facendo ancora 5 nodi e mezzo.

Dietro di noi le posizioni s’invertono il Beauceant vince l’ingaggio con il Vaalhalla e prova a raggiungerci.

ZK, dalla prua mi dice di chiuderli, di stare interno, eseguo.

La boa dell’arrivo si avvicina velocemente, il Beauceant ci tallona a non più di 10 metri, il Vaalhalla dietro a loro.

Giriamo la boa e orziamo per tagliare la linea, rolliamo veloce l’ammazzapatane e cerchiamo di aprire il Jib che però non si apre ma non fà niente, l’abbrivio è più che sufficente.

Saralù taglia il traguardo 1° di classe, 2° in graduatoria Dufour e 5° assoluta, il suo avversario, fin dall’inizio, è 5 metri dietro di lei.

Epilogo

E’ l’una passata e siamo ormeggiati all’inglese a Viareggio, la pioggia è tornata a trovarci.

Mettiamo in ordine Saralù, se lo merita, se lo merita davvero. 

Paddy si impadronisce della cucina e mette su una pasta al pesto, il primo pasto veramente caldo, ne abbiamo tutti bisogno.

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Mentre mangiamo si chiacchiera della regata, ovviamente, ci si scambiano i complimenti e si rivivono gli istanti passati, come fossero immagini, da custodire gelosamente nell’album della memoria.

Il mio sguardo passa da un viso all’altro e, per un momento, un’ istante, provo una gioia grande e finalmente capisco il perchè, il vero motivo per cui si fanno queste regate.

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